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Mojo Alcantara

Alle pendici dell'Etna e bagnato dal fiume Alcantara sorge un incantevole paese che racchiude e abbraccia tutti gli aspetti di questo territorio.

Un po' di storia

È opinione condivisa che il territorio della bassa Valle dell’Alcantara abbia avuto origine proprio da Mojo. Circa mille anni prima della nascita di Cristo, infatti, la colata lavica eruttata dal cratere del Monte Mojo avrebbe seguito il percorso del fiume fino a tuffarsi nel Mar Jonio formando la penisola di Capo Schisò, oggi culla di Giardini Naxos. Tutti i comuni della Valle poggiano su un solito substrato lavico partito da qui.

La nascita ufficiale della città di Mojo si ebbe nel 1602, sotto la reggenza di Palmerio Lanza; in quell’anno, infatti, l’autorità regia gli concesse la licentia populandi.

Dove oggi si trova il Municipio, i Lanza fecero fabbricare il palazzo baronale. I segni della presenza della signoria Lanza si vedono ancora oggi perché i discendenti ancora possiedono terreni nella pianura di Mojo.

Cosa fare?
Tour Parco fluviale dell'Alcantara

Siamo nel cuore dell'Alcantara. Impossibile non perdersi nei profumi, nei colori e nelle atmosfere suggestive del Parco.

Degustare le ``Pesche di Mojo``

Da queste parti tutto ha un sapore unico ma se passate da Mojo ricordatevi di chiedere le Pesche.

Cosa visitare?
Monte Mojo (Vulcanetto)

Un sentiero lastricato conduce verso il piccolo cratere spento che domina l'abitato. Addentrandosi nel boschetto si incontra una ricca vegetazione alberi d'alto fusto e felci. Merita una visita.

Chiesa Madre ``S. Maria delle Grazie``

Al suo interno si trova ``U Signuruzzu``, un crocifisso ligneo della prima metà del XVII secolo scolpito da frate Umile Pintorno.

TRADIZIONI e CURIOSITÀ

“‘A FERA O’ MOJU”

Ormai da tempo immemorabile, ogni ultima settimana di Settembre, si svolge a Mojo l’antica fiera del bestiame, conosciutissima tra gli allevatori siciliani e calabresi come “A Fera ‘o Moju”.

La tradizione è tanto radicata che persino i terreni dove si svolge la Fiera sono vincolati, ed i proprietari devono lasciarli liberi da ogni coltivazione entro le 10 del mattino della domenica che precede la settimana fieristica; l’avvenuta “liberazione” dell’area, denominata “Fera franca”, viene salutata con lo sparo di mortaretti e con la presa di possesso da parte degli allevatori che vi conducono il loro bestiame.

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